fra’ Orazio da Pennabilli

che i tibetani chiamavano “Lama testa bianca”

Francesco Orazio Olivieri nasce a Pennabilli (PU, Italy)  nel 1680 da nobile famiglia. A vent’anni abbraccia la regola francescana ed entra nel convento dei frati Cappuccini di Pietrarubbia.

Nel 1712 parte missionario per il Tibet con cinque confratelli. Vi giunge nel 1716 dopo un durissimo viaggio sugli oceani e oltre le più alte montagne della Terra. Era uno dei primi europei a entrare nel regno delle nevi, chiuso e ignoto al resto del mondo.

Studia la lingua e l’antichissima religione tibetana, sotto la guida di un Lama, cioè un monaco istruito. Traduce diverse opere sacre dal tibetano e compila un vocabolario italiano-tibetano e tibetano-italiano di oltre trentamila vocaboli; il primo in una lingua occidentale. I frati aiutano i tibetani con la medicina europea, discutono con i monaci più colti e illustrano la loro fede.

Il VII Dalai Lama, in segno di grande apprezzamento, concede ai cappuccini prima l’autorizzazione ad acquistare un terreno e a edificare un convento a Lhasa e più tardi il permesso di predicare liberamente il cristianesimo e fare proselitismo. Il popolo rispetta Fra’ Orazio come un sant’uomo, chiamandolo Lama, e lo riconosce per il portamento e la testa canuta: nelle strade di Lhasa e nei documenti ufficiali è ‘Il Lama Testa-Bianca’.

Fra’ Orazio rimane in Tibet fino al 1732, quando, per sopperire alle mancanze della missione, torna personalmente a Roma per chiedere sostegno alla Sacra Congregazione di Propaganda Fide.

Riparte per il Tibet con uomini e mezzi e giunge a Lhasa nel gennaio del 1741. Ha con sé dei caratteri tipografici tibetani, per iniziare a pubblicare la Bibbia e altre opere cristiane.

Si forma presto una piccola comunità di convertiti, però, il proselitismo dei cappuccini comincia a insospettire e preoccupare i monaci, che temono di perdere quell’ascendente sul popolo che garantisce la stabilità della società tibetana.

Così quando i convertiti si rifiutano di prestare le corvè ai monasteri cui erano tenuti per antichissima consuetudine vengono duramente puniti. Fra’ Orazio, che aveva un forte ascendente sulle le autorità religiose e civili prova a ricucire i rapporti, ma quando gli diventa chiaro che la missione non ha futuro decide di ritirarsi e nel 1745 Lhasa viene abbandonata.

Fra’ Orazio, già provato nel fisico, giunge in Nepal quasi moribondo. All’inizio sembra riprendersi, ma quando gli giunge la notizia della distruzione del convento di Lhasa, il progetto della sua vita, non regge: si spegne a Patan in Nepal, all’età di 65 anni, 33 dei quali spesi per la missione tibetana.