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chandra dasLe prime testimonianze dell´esistenza di una campana cristiana a Lhasa sono del 1904 e provengono da giornalisti inglesi: Edmund Candler del “Daily Mail” e Perceval Landon del “Times”, che accompagnarono la missione militare britannica sotto il comando del colonnello Francis Younghusband

Edmund Candler scrive : “… i tibetani più istruiti non sanno neppure che alcuni missionari cristiani hanno abitato nella città. Nella cattedrale, comunque, abbiamo trovato una campana con l’iscrizione Te Deum Laudamus, che è probabilmente un relitto dei Cappuccini.”
(The Unveiling of Lhasa, 1905)

Charles Bell, che fu a Lhasa nel 1920/21 scrisse a proposito dei missionari in Tibet: “ comunque ho trovato una piccola traccia a Lhasa. Fu quando visitai il grande tempio nel cuore della città, nella Sancta Sanctorum, la cappella nella quale l’immagine del Budda, portata a Lhasa nel 7° secolo, è conservata gelosamente. Ci si arriva per uno stretto passaggio. Sospesa dal soffitto all’entrata di questo passaggio c’era una grande campana, e sulla campana sono incise le parole Te Deum Laudamus”.
(The Religion of Tibet, 1931)

Heinrich Harrer, tedesco, fuggito da un campo di internamento nel nord dell’India nel 1943, giunse a Lhasa e lì si fermò diverso tempo: “In uno stretto e buio corridoio, scoprii una campana, pendente dal soffitto. Non potevo credere ai miei occhi quando ne decifrai l’iscrizione in rilievo Te Deum Laudamus. Questa campana era probabilmente l’ultima vestigia di una cappella che era stata edificata molti secoli prima a Lhasa da missionari cattolici, che non erano riusciti ad affermarsi ed erano stati costretti ad abbandonare il paese. Ma il profondo rispetto che nel Tibet si tributa ad ogni religione deve aver convinto i tibetani a conservare la campana nella cattedrale. Avrei voluto apprendere qualcosa di più circa questa cappella dei cappuccini, ma ne era scomparsa ogni traccia.
(Sette anni in Tibet, 1952)campana 1956

Del 1956 è probabilmente la prima foto della campana e la più improbabile spiegazione della sua origine: “Il vecchio lama che stava accanto a noi, sorrideva misteriosamente … Te deum laudamus – da dove provenivano queste parole latine e la nera campana con il suo splendore opaco? … Impazienti pendevamo dalle labbra del vecchio lama e ci venivano in mente le più svariate supposizioni riguardanti l’attività di missionari cristiani, … ma il nostro accompagnatore ci sorprendeva con la spiegazione concisa, che si trattava del dono di un grande esploratore, che per lunghi anni era stato al servizio del Khan mongolo – di Marco Polo. Secondo i documenti del tempio la campana dovrebbe datare dalla fine del duecento, quando è stata appesa qui dopo la terza ristrutturazione dell´edificio.” (Vladimír Sís e Josef Vanis, Der Weg nach Lhasa, Prag 1956)

Hrichardson copiaugh Richardson, straordinario tibetologo, che fu a Lhasa come rappresentante del governo inglese dal 1936 al 1940 e dal 1946 al 1950: “ … Ye-shu’i chen-po, ‘The great bell of Jesus’, proviene dalla cappella dei Cappuccini che fu distrutta nel 1745. E’ appesa alla porta del ‘Du-khang’ (n° 16) e porta l’iscrizione Te Deum Laudamus. Dal soffitto del passaggio sono appese altre campane di manifattura cinese e tibetana.”
(“The Jo-khang, ‘Cathedral’ of Lhasa”, in Essais sur l’art du Tibet, di A. Macdonald – Y. Imaeda, Paris 1977)

 

Nel 1994, in attesa della prima visita del Dalai Lama a Pennabilli, abbiamo “costretto” Silvaperioio Aperio che a quei tempi aveva organizzato un tour in Tibet, a cercare la campana al Jokhang a fare delle foto e a registrarne il suono. La missione ebbe successo tanto che il Dalai Lama provò, come lui stesso ebbe a dire, una forte emozione. Quel momento è stato immortolato da Tonino Guerra in un testo poetico, che si può leggere nel loggiato di piazza Vittorio Emanuele a Pennabilli

Nel 1996 l’amico Marco Vasta, esperto viaggiatore nelle regioni tibeto-himalayane, riuscì a fotografare la campana nel tempio del Jokhang. Anche sulla base dei suoi consigli ho deciso di fare una spedizione di studio mirata ad ottenere il calco della campana. Qui potete leggere il racconto di quella fantastica esperienza

TE DEUM LAUDAMUS TE DOMINUM

Questa è l’iscrizione in rilievo che in realtà compare sulla campana. I cronisti la riportano parzialmente, probabilmente perché la campana si trovava dove è stata fotografata nel 1956, cioè appesa in alto, in un ambiente oscuro, come sono sempre i templi tibetani, e accostata a una parete, in una posizione che ne rendeva visibile solo una parte. Come risulta dalla foto, il battaglio era stato asportato, ma la campana appare integra. Quando la campana fu rivista, era dotata di battaglio e con una larga incrinatura laterale, a ‘L’ rovesciata. I monaci del Jokhang raccontano che la rottura è dovuta alle violenze delle Guardie Rosse, che negli anni ’60 distrussero e saccheggiarono gran parte dei templi tibetani e cinesi.

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