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Pennabilli – Tibet 2008: il filo di una memoria lunga 300 anni

E’  la memoria di fra’ Orazio da Pennabilli, il frate cappuccino, il lama testa bianca (maestro dalla mente bianca, pura) per come lo chiamavano i tibetani.
Come ormai tutti sanno, qui a Pennabilli il Tibet è di casa perché fra Orazio da Pennabilli, nella prima metà del ‘700, era di casa in Tibet.prog_pennabilli_2008_0001
La storia di fra’ Orazio in Tibet è l’esempio di rapporto pacifico e di rispetto tra religioni e culture diverse. Due visite del XIV Dalai Lama a Pennabilli (1994 e 2005), due eventi assolutamente fuori dal comune per la rilevanza mondiale del personaggio,  testimoniano la bontà di questo rapporto.
In questo 2008 di grande sofferenza per il popolo tibetano vogliamo dichiarare la nostra amicizia e il nostro sostegno  al popolo tibetano con una serie di eventi che racconteranno il Tibet attraverso la sua millenaria cultura e la situazione attuale.

La Mostra Antiquaria di Pennabilli; accoglie al suo interno una preziosa mostra intitolata ALBERI DI SANTITA’ composta di 42 Tanka Tibetane “fuggite” alla fine degli anni ’50 dal monastero di Ganden poco prima che venisse bombardato dall’aviazione cinese.

Altri ponti per il Tibet:

MANDALA 
7 monaci del monastero di Gaden Jangtse hanno realizzato un mandala di sabbie colorate.
Il mandala, che viene  realizzato con infinita pazienza nei suoi minimi dettagli, è al tempo stesso una raffinata forma d’arte e uno strumento di meditazione e di preghiera.
Questo mandala è stato dissolto, secondo il fondamentale principio buddista dell’impermanenza, nelle acque del Cannnaiolo in una zona incontaminata nei pressi di Pennabilli

Dopo la fuga, in India, della popolazione laica e religiosa, grazie all’opera instancabile del XIV Dalai Lama e grazie alla generosità del Governo Indiano, i profughi si spostarono nell’India del Sud, vicino al villaggio indiano di Mundgod che divenne – intorno alla metà degli anni sessanta – la loro residenza definitiva.

I profughi continuano ad affluire a Gaden ed il numero di monaci e laici è cresciuto enormemente. Tra questi ci sono anche molti bambini che le famiglie tibetane non sono in grado di mantenere e che vengono inviati in Monastero per vivere una vita più dignitosa, per studiare e mantenere viva la tradizione religiosa e culturale del proprio tormentato paese.

Oggi, il Monastero di Gaden ospita una popolazione di circa 2500 monaci e quotidianamente deve fronteggiare situazioni di emergenza legate alla  fornitura di cibo e all’assistenza sanitaria, a causa di questo esodo incontrollabile dei Tibetani in fuga dal loro Paese.

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